Lo scavo delle Terme

Gli ambienti messi in luce in questi anni hanno permesso di ricostruire la pianta pressoché completa del complesso balneare delle Terme romane, articolato nelle canoniche suddivisioni dei vani per le classiche funzioni, destinate ai bagni di acqua fredda e calda, ma non mancano le innovazioni e le soluzioni costruttive inaspettate, che rendono il sito ancora più interessante.

La Legnaia (rif. Pianta L). Il rifornimento di combustibile era una delle maggiori attività legate al funzionamento delle Terme, dalla continua sostituzione del legname che via via veniva consumato, dipendeva la continuità del riscaldamento. Per questo motivo accanto al praefurnium vi erano ambienti minori, spesso con accesso dall'esterno, destinati a deposito per la legna. Lo scavo di questo ambiente ha messo in luce il muro che delimitava l'edificio termale sul lato nord-ovest e la sostanziale contemporaneità con la costruzione delle tabernae, addossate al fianco occidentale delle terme stesse. Inoltre nell'angolo esterno nord-ovest, che fa il pendant con quanto evidenziato nell'angolo sud-ovest, è visibile una sistemazione a grossi blocchi di pietra, un probabile allargamento delle fondazioni, utilizzato come scala di servizio esterna.
Questo settore, l'unico di tutta l'area delle Terme, ha conservato il deposito archeologico di epoca successiva all'impianto romano, consentendo d'ipotizzare che vi sia stata una generale rioccupazione delle strutture termali, ancora in elevato, in età tardoantica. Infatti lo scavo di questa zona ha messo in luce, ad una quota di poco superiore a quella di probabile calpestio dei vani delle terme, tre strutture che sembrano interpretabili come depositi o silos, per la presenza di un rivestimento in calce bianca e della metà inferiore di un dolio. Tali ambienti si datano con qualche probabilità tra VI-VII, se non addirittura all'VIII sec. d.C., e, rioccupando la più settentrionale delle antiche tabernae, dovevano forse aprirsi verso l'esterno. Qui sono stati trovati molti frammenti vitrei, in particolare di calici, lampade, tessere, e un pane di vetro, presumibilmente databili al VI-VII sec. Le presenza di materiale vetroso frammentario, unita ad una forte concentrazione di carbone (lo strato ricopriva quasi interamente anche il settore del praefurnium), va forse interpretato come indice di attività produttive tardoantiche.

Il Praefurnium (rif. Pianta P). Questo ambiente di servizio è un vero e proprio forno di alimentazione laterale, agibile da un corridoio di servizio. È costituito da un'apertura ad arco nella parete dell'ipocausto, spesso prolungata verso l'esterno da muretti perpendicolari su cui poggiavano i contenitori metallici per l'acqua. L'imboccatura costituiva anche una presa d'aria per regolare l'accensione e la vivacità delle fiamme, che spesso erano sfruttate non solo per riscaldare l'acqua ma anche direttamente la vasca per il bagno caldo. Questo vano, insieme ad altri annessi di non chiara interpretazione, doveva costituire la zona di servizio delle terme, destinata al riscaldamento, mediante cisterne metalliche, dell'acqua per i bagni caldi e dell'aria, attraverso il collegamento con gli ipocausti del Caldarium e probabilmente anche del Tepidarium e dell'Apodyterium, per il riscaldamento degli ambienti. L'intero vano si presentava, infatti, ingombro di carboni e ceneri, probabilmente esito di combustioni di una fase post classica e di rioccupazione dell'area per scopi produttivi. Di esso si sono messe in luce a nord la porta di accesso dall'esterno, dotata di una certa monumentalità, a ovest la porta che doveva portare al vano legnaia e le strutture che verso il caldarium delimitavano la bocca del praefurnium e probabilmente sostevano il bollitore dell'acqua. Un altro condotto di minori dimensioni, posto a oriente, derivante con ogni probabilità da una ristrutturazione successiva, doveva contribuire a riscaldare direttamente il tepidarium.

Il Caldarium (rif. Pianta C). Ambiente adibito al bagno caldo, è caratterizzato da una vasca per il bagno ad immersione (alveus), costruita in muratura e rivestita in marmo, e, all'estremità opposta, dal bacino per le abluzioni (labrum), posto ove fluiva ininterrottamente acqua fredda per rinfrescarsi dopo il bagno caldo. Funzionalmente questo vano era collegamento direttamente al sistema di riscaldamento, spesso potenziato, al di sotto della vasca, dalla presenza di una testudo, o caldaia in bronzo per l'acqua, che veniva costantemente riscaldata dall'aria calda proveniente dal praefurnium.
Lo scavo ha raggiunto il sottofondo pavimentale dell'hypocaustum, evidenziando l'asportazione di quasi tutte le pilae, di cui resta solo una testimonianza in negativo sul muro meridionale. Tracce di presenze abitative posteriori all'uso delle Terme sono state rinvenute in tutt'e tre le nicchie della parete ovest, costituenti per chi procede nel percorso interno dal tepidarium una sorta di fondale scenografico, con la nicchia centrale semicircolare e quelle laterali rettilinee.
Ai quattro angoli del grande vano, che raggiungeva le dimensioni massime di m 19 x 10 circa, in corrispondenza degli incroci murari si sono evidenziate, verso l'interno, strutture di scarico meccanico del peso, costituite da un doppio arco, di cui quello inferiore ribassato. Proprio alle due estremità meridionale e settentrionale del caldarium si sono ravvisate in parete le tracce dell'appoggio di due vasche, interpretabili come il labrum e l'alveum. In base a quanto finora accertato, il passaggio tra caldarium e tepidarium era scandito, a livello dell' hypocaustum, da un doppio pilastro centrale e da un risalto del pavimento (più alto nel tepidarium), che consentivano comunque un'ampia circolazione dell'aria calda.

Il Tepidarium (rif. Pianta T). Questo ambiente era mantenuto a temperatura media e fungeva da sala di passaggio tra gli ambienti a temperatura elevata e il frigidarium; era riscaldato dall'aria calda che proveniva dall'hypocaustum, dopo il suo passaggio attraverso il caldarium, e da bracieri; ed era forse dotato anche di una vasca contenente acqua tiepida. Si tratta di un vano del tutto simile al frigidarium, per planimetria e per dimensioni (11 m x 15 m), caratterizzato dalla presenza di un hypocaustum con pilae disposte a intervalli regolari di 60 cm (2 pedes). Lungo i muri i sostegni sono garantiti da pilae disposte a coppie. Del pavimento sopraelevato (suspensurae) non resta traccia se non per qualche sua parte, rinvenuta in crollo e costituita da lastre marmoree. Qualche altro frammento è attribuibile alla decorazione marmorea parietale. La base dell'hypocaustum, su cui poggiavano le pilae, era costituito (come nel caldarium e nel frigidarium) da uno strato di pietrame cementato con malta e livellato da un ulteriore strato di malta molto friabile. Nel settore meridionale si riscontra l'allineamento di quattro o cinque impronte di laterizi a coppie (60 cm x 22 cm) su cui in parte poggiano i resti, molto deteriorati, di un muro costituito in prevalenza da laterizi. Data la loro posizione, tali strutture sembrerebbero suggerire la presenza in questo settore di una vasca, analoga a quella già considerata del frigidarium, forse solo di minore larghezza.
Il proseguimento delle indagini dovrà fare luce su alcuni punti ancora oscuri, come la verifica del punto di accesso al tepidarium, il collegamento con gli ambienti circostanti e il percorso del riscaldamento e del deflusso idraulico: in corrispondenza della metà meridionale della parete orientale si è trovata infatti una porzione di una tubatura in cotto con direzione circa ovest-est (diam. 0,13-0,14 m) di cui non appare ancora chiara la funzione.



Il Frigidarium (rif. Pianta F). Ambiente destinato ai bagni freddi, posto generalmente alla fine del percorso termale, era dotato al suo interno di una vasca o anche di una piscina per nuotare. Si tratta di un vano di poco più di 10 m di larghezza per una lunghezza di quasi 14 m con i lati corti arcuati; in corrispondenza di quello meridionale si trova una grande vasca per il bagno freddo (8 m x 3 m), con lunette in muratura negli spigoli di nord-est e nord-ovest, mentre su quello settentrionale, ai lati dell'ingresso, si trovano altre due piccole vasche simmetriche di 2 m x 2.5 m. Sia il rivestimento marmoreo di queste vasche, sia anche quello pavimentale, sono andati perduti. Questo si deve anche agli interventi incontrollati in tutta quest'area negli anni '70; delle vasche restano solo le spallette in muratura e il fondo in malta idraulica compatta. Per quanto riguarda il vano vero e proprio rimane solo il sottofondo pavimentale.

L'Apodyterium: (rif. Pianta A) La sorpresa maggiore dell'indagine 2003 è legata allo scavo di questo ambiente, che, in origine pensato, per varie motivazioni e confronti, come palestra, si è rivelato invece uno spogliatoio (apodyterium), vano dotato di panche lungo le pareti e di mensole o nicchie per sistemare i vestiti dei frequentatori dei bagni.
L'indagine archeologica, che verrà completata nella campagna del 2004, ha evidenziato un ambiente di 11 m x 22,5 m circa, dotato, cosa insolita, di hypocaustum caratterizzato da pilastrini laterizi di sostegno lungo i muri e da pilae poste sempre alla distanza di 60 cm tra loro. La pavimentazione dell'hypocaustum (ad una quota uguale a quella riscontrata nel tepidarium) era costituita da uno spesso strato di opera cementizia a cui si sovrapponeva un compatto e solido strato di calce. Le pilae sono state rinvenute ancora in posto, unico caso di tutta l'area, a testimonianza che probabilmente questa zona ha subito minori rimaneggiamenti ed asportazioni sistematiche. Una possibile fase di restauro, forse per un cedimento del pavimento che poggiava sulle pilae, è testimoniata dal rinvenimento nel settore orientale di un sostegno cilindrico, delle dimensioni di un rocchio di colonna in pietra locale di Salmanli, che sembra sostituire una pila o rafforzare lo spazio tra pila e pila; inoltre anche nell'angolo nord-occidentale è collocata una grossa pietra di 1,20 m x 1 m, forse per consolidamento strutturale.