La prima campagna
luglio-agosto 2002


Dallo scavo alle interpretazioni storico topografiche (1/3)

Come  è noto, Tyana  fu una città di frontiera e nella sua lunga storia ha sempre rappresentato questo ruolo di confine tra l'interno e l'esterno dell'Anatolia, tra altopiano e mare. Non è un caso che il superamento della catena del Tauro, che divide due paesaggi e quasi due mondi diversi, sia stato da sempre sottolineato con l'espressione di Kylikon pilai/Portae Ciliciae oggi Bogaz Gülek. E' noto anche che il sito di Kemerhisar è privilegiato anche per l'abbondante presenza di acqua che si può attingere a poca profondità e che rende la vegetazione rigogliosa in questa vasta depressione.

Proprio questa preziosa risorsa ha permesso in epoca romana l'approntamento di un articolato impianto idraulico comprendente una probabile piscina di captazione (Roma Havuzu presso Kösk Höyük, a pochi chilometri a nord est delle città), poi un condotto sotterraneo nel primo tratto di percorso, una struttura subaerea su arcate nel tratto che infine raggiungeva la città. A tale impianto doveva fare riferimento, sebbene non siano emersi per ora i collegamenti, il complesso architettonico delle terme, situato al capo opposto meridionale dell'abitato, in modo da poter sfruttare il dislivello di quota per favorire l'afflusso dell'acqua. Come ben si capisce erano due strutture che si inserivano bene nel panorama urbano di una città romana anche dal punto di vista dell'immagine e dell'evergetismo locale, alimentato anche dal contributo imperiale, se si pensa alla tradizione che ricorda gli interventi di Giulia Domna e di suo figlio Caracalla e il loro legame con la figura di Apollonio.

Per tali ragioni il nostro lavoro ha preso avvio dall'acquedotto e dalle terme, che erano  strutture  in diretto rapporto con l'acqua e oltretutto già ben visibili sul terreno. I dati  noti riguardavano il settore su arcate tra la Yunak Camii e l'area nord orientale di Kemerhisar,  il ritrovamento di  un tratto del canale interrato nel terreno antistante la Saray Camii di Bahçeli, la dispersione per vasto raggio di elementi di acquedotto  (componenti di conduttura, blocchi dell'alzato), spesso anche reimpiegati, come stipiti e architravi di porte di vecchie case, nonché come sostegni in stalle e fienili ("ambar").

Anche sul Roma Havuzu presso Kösk Höyük le notizie non sono molto esaurienti. Non  conosciamo infatti  la situazione del sito prima dei lavori di scavo eseguiti negli anni Cinquanta del secolo scorso: sappiamo solo che c'erano una pozza di risorgiva tra due sponde di terra dove era possibile tuffarsi e un canale  a cielo aperto dove si convogliava l'acqua in uscita. Ammesso che Roma Havuzu fosse, una piscina di captazione, si pone il problema del percorso del condotto sotterraneo che, in ragione delle quote del terreno, doveva essere portato fino alla Yunak Camii dove hanno inizio le arcate della struttura subaerea. Lungo l'attuale canalizzazione sono distribuiti almeno sei mulini, presso uno dei quali  (Domuzluk Degirmini) sono reimpiegati elementi lapidei che potrebbero appartenere al condotto antico (lastre di copertura?).


 

Turchia

Sud Cappadocia

 


Fotografia aerea (2001) della città di Kemerhisar e dei suoi dintorni

 


Fotografia aerea (2001) dell'area delle terme

 


L'Acquedotto

 

 

 

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