La prima campagna
luglio-agosto 2002
Il 

Il rilievo geofisico

Uno degli intendimenti principali dell’intervento geofisico condotto dal 2 al 16 luglio 2002 era la verifica dell’esistenza di strutture sepolte, in particolare nei settori urbani ove, in superficie, v’erano consistenti ammassi di resti lapidei, pur nella consapevolezza che molti materiali antichi dovevano aver subito, soprattutto in epoche recenti, considerevoli dislocazioni e che il loro accumulo in vari punti della città fu presumibilmente funzionale ad un reimpiego a fini edilizi.

L’ubicazione del le 6 aree d’intervento urbane scelte a seguito della ricognizione 2001, cercando d’individuare spazi urbani di estensione tale da garantire un campione sufficientemente congruo ed aree extraurbane particolarmente significative, è mostrata nella planimetria di Fig.4, mentre quella delle aree esterne è mostrata in Fig.5. La densità della maglia topografica di base è stata adattata alla fisiografia dei luoghi ed alle finalità del rilievo.

La scelta della specifica tecnica geofisica da utilizzare è caduta sul GPR per le peculiarità proprie di tale metodologia: la totale non distruttività, l’insensibilità a molti fattori di disturbo ambientale, la rapidità di esecuzione che garantisce la possibilità di coprire vaste superfici e l’elevato grado di risoluzione. Una volta scelte le aree oggetto d’indagine, ci si era già riproposti nel 2001 di valutare caso per caso la densità più adeguata in relazione ai profili GPR. Unico vero vincolo del metodo è la limitazione nella profondità d’investigazione, dipendente dalle caratteristiche litologiche, ma nel caso di Kemerhisar non si ritiene che ciò possa aver costituito un severo ostacolo all’efficacia del rilievo, almeno per quanto riguarda i primi 3 metri di sottosuolo. Tale fattore è conseguenza anche del basso contenuto d’acqua degli strati più superficiali, in particolare per quanto concerne il tell urbano.

In ambito urbano, con pochissime eccezioni, prima delle quali l’area delle terme, non sono state rilevate anomalie associabili a consistenti costruzioni, almeno entro i primi 2.5-3 m di sottosuolo. Oltre tale quota l’energia trasmissibile mediante il GPR si esaurisce e non può quindi essere esclusa la presenza di strutture antropiche, anche se, considerata la continuità insediativa, non si vede motivo per cui vi dovrebbe essere un tale iato.

Le aree extraurbane, almeno sulla base del campionamento effettuato nel 2002, si mostrano decisamente più promettenti, anche alla luce di quanto evidenziato dagli scassi clandestini. In particolare, il sito di Direktaş pare di grande interesse in virtù dell’ottimo stato di conservazione delle strutture e della notevolissima estensione della superficie con presenza di manufatti. Il test qui effettuato con il GPR ha indicato la potenza del metodo laddove sia necessario effettuare una mappatura degli edifici sepolti, pur tenendo conto dell’estensione dell’area e delle limitazioni legate all’uso agricolo del suolo e all’accessibilità per gli automezzi.

                               Ermanno Finzi


 

Fig.4: Planimetria di Kemerhisar con l’indicazione dei punti topografici (K 1-15) e dei settori urbani GPR (1-6).

 

 


Fig.5: Estratto della carta 1:25.000 dell’area circostante Kemerhisar con l’ubicazione dei punti topografici (K16 e K17) nei pressi della necropoli e dei settori GPR (7: Örenardı e 8: Direktaş).

 

 


Fig.6: Ripresa da ultraleggero dell’abitato di Kemerhisar visto da est: vi sono evidenziate le aree urbane nelle quali sono state effettuate le rilevazioni GPR nel corso della campagna 2002.

 

 


Fig.7: Esempio di sezione radar registrata nell’area delle terme: indicate dalle frecce si riconoscono 4 strutture murarie.


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