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La piscina
di captazione (Roma Havuzu) e l'acquedotto
Il secondo monumento romano di Kemerhisar ancora ben visibile è
il già citato acquedotto, che si snoda nel settore nordorientale
della città. Si tratta di una grande struttura mista, in
canale sotterraneo nel tratto iniziale tra la sorgente e l'odierno
piccolo comune di Bahçeli, su arcate nel secondo tratto presso
il centro urbano. La sorgente s'identifica con la grande piscina
rettangolare di captazione (m 20 x 62 circa), delimitata da lastre
marmoree modanate, posta alle pendici sudoccidentali della collinetta
detta Kösk Höyük (ove sorgeva un abitato preclassico).
È molto suggestivo pensare a questo sito (se non altro per
il significato evocativo del toponimo Kösk = "palazzo")
per una possibile ubicazione del santuario di Zeus Asbamaios che,
secondo le fonti (PHILOSTR., Vita Apolloni, I, 6; AMM. MARC., XXIII,
6, 19) sorgeva non lontano da Tyana nei pressi di un lago, le cui
acque avrebbero avuto un potere magico: si sarebbero infatti attaccate
alla pelle degli spergiuri che con esse si fossero bagnati. Nel
punto di arrivo dell'acquedotto nel settore nordest della città
doveva infine trovarsi il castellum aquae, di cui per ora non si
ha traccia: da questo si approvvigionavano probabilmente anche le
terme, situate, come abbiamo ricordato, all'estremità meridionale
dell'abitato in una posizione più che decentrata, forse anche
in relazione con la mansio poco lontana.
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I sondaggi effettuati
nel 2003 nella località di Kösk in comune di Bahceli
(Roma Havuzu), mediante l'apertura di due trincee, miravano a evidenziare
la tecnica utilizzata nella realizzazione del bacino idraulico e
della sua monumentale perimetrazione a piscina, scavata al limite
del versante collinare e della sottostante roccia in posto. Tra
questa e il paramento della piscina sono stati messi in luce una
serie di grandi blocchi, in prevalenza in materiali locali (pietra
di Salmanli), sovrapposti in modo ordinato e coerente. Sul lato
nord-ovest, in parallelo al limite settentrionale della struttura
e al medesimo livello delle pietre superiori di coronamento, è
stata messa in luce una serie di basi quadrangolari disposte a intervalli
regolari di 3 m, destinate forse a sorreggere una recinzione o piuttosto
decorazioni scultoree.
Un'ulteriore fase dell'indagine ha coinvolto il lato corto occidentale
della piscina, dove si mirava a mettere in evidenza il canale esautore
dell'invaso al fine anche di individuarne la direzione e identificare
il percorso dell'acquedotto sotterraneo fino alle prime arcate sub-aeree.
Infatti è stato ritrovato il canale, largo circa 1 m, con
spallette in pietra di Salmanli e calcare, anche di recupero o spoglio,
con una lastricatura di fondo e grandi e spesse pietre di copertura
appena sgrezzate. La pulizia del settore iniziale della canalizzazione
ha consentito il recupero di una decina di monete che ad un primo
esame risultano databili agli inizi del III sec. d.C., definendo
così con una certa sicurezza la cronologia dell'invaso e
della canalizzazione.
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