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La terminazione
dell'acquedotto e le mura urbiche
Un intero quartiere della cittadina di Kemerhisar è attraversato
dalla lunga teoria di arcate dell'acquedotto romano e ne viene in
qualche modo condizionato, fin dal nome, Su Kemer.
L'intervento archeologico del 2003 era mirato a verificare l'eventuale
presenza del castellum aquae urbano e a definire più
precisamente il tracciato dell'acquedotto stesso e la sua terminazione
a valle, complicata, in questo punto, dalla presenza di altre strutture
antiche di difficile leggibilità e ancora abitata fino alla
fine degli anni '30. L'area infatti risulta assai sconvolta da interventi
e sistemazioni moderne e l'accumulo di terra sopra il livello delle
strutture antiche varia tra 1.5 e 2.5 m, a seconda delle zone. Il
paesaggio circostante l'area d'indagine è tuttora dominato
da ruderi di case tradizionali abbandonate, risalenti alla tarda
età ottomana, caratterizzate da un pesante riutilizzo di
materiale lapideo antico, in gran parte spoliato dal vicino acquedotto.
L'individuazione della fondazione di un ulteriore pilone (n. 258),
del tutto simile, anche come livello di demolizione, a quelle tuttora
in opera, permette di pensare in prospettiva futura a una più
facile individuazione di altri piloni, e quindi al ritrovamento
del castellum aquae.
L'ultimo pilone dell'acquedotto conservato in alzato (n. 255), appare
inglobato in una muratura assai possente (2.70 m di spessore nell'elevato),
che presenta considerevoli problemi interpretativi. La parte più
profonda della fondazione è composta di grossi blocchi parallelepipedi
in pietra di Salmanli, mentre al di sopra v'è un paramento
esterno, riempito a sacco con caementa, in pietra di Iftyhan, realizzato
con grande abilità, e assimilabile al tipo dell'opus quadratum.
Il rinvenimento di una piccola porta (larga 1,50 m) dotata di incassi
per i cardini, permette di ipotizzare che la struttura appartenga,
con ogni probabilità, ad un settore delle mura urbiche. A
poca distanza, all'esterno del muro (lato est), si sono individuati
i resti di una canaletta, forse una cloaca, per la quale qualche
elemento cronologico utile potrà venire dalla lettura di
alcune monete rinvenute negli interstizi delle lastre basali, che
testimoniano la fase di vita della struttura. Poco più a
nord, sono stati individuati i ruderi di un possibile magazzino
o di un negozio, probabilmente con mescita di vino mielato, dato
il buon numero di frammenti di dolii a pareti grosse costolate (una
recava l'iscrizione greca meli - 'miele'), disposti sopra un piano
pavimentale in lastre parallelepipede. La stratificazione ha restituito
anche interessanti materiali metallici: alcune grappe in bronzo
e un peso da stadera con protome femminile.
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In un'area più
rilevata rispetto al terreno circostante, è emersa infine
una struttura a pianta poligonale, realizzata in marmo bianco-giallastro,
con zoccolo di fondazione rilevato e modanato. Non è chiaro
il contesto culturale di appartenenza di tale edificio, ma indizi
suggestivi potrebbero essere considerati il ritrovamento di una
croce bronzea e di una lastra di marmo con un'iscrizione graffita
di carattere cristiano.
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